Lui è mio papà
Lui é mio papà.
Non gli ho chiesto il permesso di pubblicare la
sua foto, forse non sarebbe d’accordo, ma non bisogna dire proprio tutto ai
genitori.
Siamo all’ospedale, per una visita.
Sta bene, ma ha più di 90 anni e vorrei dire che
é sempre lo stesso ma non é così.
Oggi non lavoro, non scrivo, mi dedico
semplicemente a lui. Sono felice di farlo, anche se non posso nascondere la
tristezza che ho dentro di me. Guardadando il suo viso riaffiorano i ricordi
del passato, come in un’unica immagine che
riesce a comprenderli tutti insieme indistintamente, contemporaneamente.
Ci sono io. C’e lui. Ci sono i viaggi e il suo modo
di farmi vedere le cose, c’è il suo carattere a volte burbero ma capace di
commuoversi, ci sono i consigli e le raccomandazioni eccessive ma che ricordo
una ad una e ci sono le liti e i vaffanculo da adolescente… In
quell’espreasione c’è tutto questo e io lo vedo chiaramente, come se fosse
scritto su un foglio bianco.
Mentre lo guardo, seduto su questa sedia di ferro
in una stanza bianca e anonima dell’ospedale, mi accorgo di non avere strumenti
per accettare i suoi 90 anni, di non avere la capacità di affrontare
l’inesorabilitá del tempo che passa.
Sul tavolo di faggio dove scrivo c’è un suo
ritratto di una ventina di anni fa. In fondo é davvero uguale, perché anche in
quella foto ci sono io in tutte le rughe della sua pelle. Anche se non erano
ancora così profonde.







roberto silvestri
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