Perché spesso le donne sono arrabbiate con gli uomini?
Con tutti gli uomini intendo.
E’ una domanda retorica, e in parte anche provocatoria, perché non tutte le donne sono in collera con il genere maschile. Lo so.
Però lo sono in molte, e lo si capisce leggendo quello che scrivono, ascoltando quello che dicono, a volte anche guardandole negli occhi.
Io penso di conoscere bene l’animo umano, di saperci guardare e rovistare dentro, e a questo proposito credo di sapere molte delle motivazioni che spesso portano le donne mature, quelle cioè che hanno attraversato diverse fasi della vita, ad avere un senso di avversione verso il genere maschile, verso chi in qualche modo le ha fatte soffrire.
Nella maggior parte dei casi hanno ragione.
Purtroppo il mondo del lavoro spesso dimostra quotidianamente le differenze di genere nei rapporti. La famiglia a volte è un vero inferno per le donne oppure le porta a dover sopportare comportamenti sbagliati e inadeguati. Infine i rapporti d’amore: spesso le donne hanno compagni che continuano, per tutta la vita, ad essere i ragazzini che hanno conosciuto nell’adolescenza, senza un minimo di crescita.
Ma tutto ciò è irreversibile, inevitabile?
Perché qualche delusione, anche se cocente, deve essere in grado di cambiare il modo di vedere l’intero genere maschile?
Questo secondo voi non significa perdere la speranza?

roberto silvestri

Lui é mio papà.
Non gli ho chiesto il permesso di pubblicare la sua foto, forse non sarebbe d’accordo, ma non bisogna dire proprio tutto ai genitori.
Siamo all’ospedale, per una visita. 
Sta bene, ma ha più di 90 anni e vorrei dire che é sempre lo stesso ma non é così. 
Oggi non lavoro, non scrivo, mi dedico semplicemente a lui. Sono felice di farlo, anche se non posso nascondere la tristezza che ho dentro di me. Guardadando il suo viso riaffiorano i ricordi del passato, come in un’unica immagine che riesce a comprenderli tutti insieme indistintamente, contemporaneamente.
Ci sono io. C’e lui. Ci sono i viaggi e il suo modo di farmi vedere le cose, c’è il suo carattere a volte burbero ma capace di commuoversi, ci sono i consigli e le raccomandazioni eccessive ma che ricordo una ad una e ci sono le liti e i vaffanculo da adolescente… In quell’espreasione c’è tutto questo e io lo vedo chiaramente, come se fosse scritto su un foglio bianco. 
Mentre lo guardo, seduto su questa sedia di ferro in una stanza bianca e anonima dell’ospedale, mi accorgo di non avere strumenti per accettare i suoi 90 anni, di non avere la capacità di affrontare l’inesorabilitá del tempo che passa. 
Sul tavolo di faggio dove scrivo c’è un suo ritratto di una ventina di anni fa. In fondo é davvero uguale, perché anche in quella foto ci sono io in tutte le rughe della sua pelle. Anche se non erano ancora così profonde.