Hanno tre bambine bellissime, ma il matrimonio non funziona più. Discutono, litigano, non riescono a ricostruire l’amore che li ha uniti quando si sono conosciuti. Zinaida, Zina per gli amici, decide di lasciarlo e di trasferirsi poco distante, a casa dalla sorella che l’accoglie insieme alle tre bambine. Maurizio non è d’accordo. Non riesce a rassegnarsi all’idea di perdere la moglie e le figlie, di vederli andare via. Così una sera decide di aspettarla davanti a casa, davanti a quella nuova casa nella quale lui non può entrare. Sono le 22.00, l’uomo parcheggia la Peugeot ed aspetta che Zina torni dal ristorante. Quando lei arriva non le lascia il tempio di parlare, la uccide con due coltellate, una al petto e una alla gola. A sangue freddo, mentre le bambine dormono in casa senza accorgersi di nulla. Poi scappa. I vicini sentono i rumori, le urla concitate, le grida di Zina e chiamano il 118, ma non c’è nulla da fare.

Maurizio ha compiuto l’ennesimo femminicidio, un altro delitto che si aggiunge al numero di donne uccise da uomini che non comprendono che cosa sia l’amore, che non sanno costruire un rapporto, che non hanno imparato nulla della vita.
L’ho scritto altre volte: non basta che le istituzioni dicano che questi omicidi debbano finire, che le donne protestino, che si facciano manifestazioni di solidarietà. Chi deve fare qualcosa non sono le donne, ma gli UOMINI. Siamo noi che dobbiamo impegnarci a cambiare una cultura, ad insegnare ai nostri figli che l’uomo non è “forte” e la donna non è un suo possesso, che dobbiamo rifiutare anche le più piccole manifestazioni sessiste se vogliamo che tante altre donne non facciano la fine di Zina.
Ma dobbiamo essere in tanti: tanti uomini coraggiosi e capaci di ribellarsi e di dire IO NO. Io non uso un linguaggio sessista, io non insegno a mio figlio che le donne non devono vestirsi da maschiacci, io non dico a una donna che è acida perché non scopa, io non penso che esistano lavori da maschi e altri da femmine, io non accetto che un presentatore televisivo con la cravatta abbia al fianco una valletta in costume, …

Io dico NO, e vi chiedo di aiutarmi in questa battaglia condividendo il più possibile questo post perchè solo cambiando poco a poco una cultura dilagante in Italia, riusciremo a costruire una società più giusta per il futuro dei nostri figli.

roberto silvestri

Oggi parlo di una storia triste, una storia che non vorrei raccontare. 
Ma della quale bisogna parlare invece. Aiutatemi a condividere questo post e a raccontare a più persone possibile una verità troppo spesso nascosta.

In Italia, negli ultimi 5 anni, oltre 400 mila bambini hanno assistito a scene di violenza domestica.
E’ un fenomeno sottovalutato.
E’ una tragedia nella tragedia.
E’ un aspetto del quale si parla ancora meno della violenza domestica stessa.
Ma sui bambini, osservare la violenza, porta conseguenze gravissime: ritardi nello sviluppo, ansia, incapacità di socializzazione, depressione, perdita di autostima.
Da tempo penso a questo tema del quale nessuno parla, che Save the Children denuncia ma che non è presente nella stampa, nella tv, nella radio e in nessun media.
Capisco perché: perché il bambino testimone di violenza non può denunciare, non è vittima, non è protagonista, non ha un ruolo. Non è nessuno.
E allora che cosa facciamo?
Non ho la soluzione in tasca, ma non mi basta dire che bisogna tenere sotto osservazione i ragazzi, che bisogna cogliere ogni segnale, che bisogna stare attenti.
Non è sufficiente.
400 mila bambini sono tanti, sono troppi. 
Iniziamo a parlarne, a sollevare il problema, ad aiutare Save the Children, a discuterne.
A cercare delle strade per aiutare i più deboli della nostra società.
Sarebbe bello che ora potessi dirvi che cosa bisogna fare.
Purtroppo non lo so. O meglio, non lo so ancora.
Ma so che vorrei sapere che cosa ne pensate anche voi.
Insieme possiamo fare qualcosa.

https://www.savethechildren.it/…/violenza-assistita-italia-…

Io non credo che debbano essere solo le donne a combattere contro la violenza domestica.
Anzi, sono convinto del contrario, sono convinto che solo una battaglia condotta dagli uomini possa portare a quell’indispensabile cambiamento culturale del genere maschile per limitare, se non debellare, la violenza domestica.
Per questo ho deciso di iniziare a parlarne, a discuterne, a utilizzare gli strumenti che ho per combattere un crimine di cui sono vittima un numero impressionante di donne e di bambini. E’ incredibile, ma se si parla in confidenza con una donna si scopre che lei, o un’amica, o una conoscente hanno subito una forma di violenza, di abuso.
E’ un fenomeno così diffuso da far rabbrividire.
Per questo ho deciso di parlarne, e continuerò a farlo, cercando di aiutare tutte le persone che posso e di offrire il mio aiuto per cambiare tutti quegli aspetti culturali che portano a queste conseguenze.
Per questo motivo vi chiedo di CONDIVIDERE quest o e i prossimi post che per aiutarmi in questa battaglia.
MA CHE COS’E’ LA VIOLENZA DOMESTICA?
La Convenzione di Instambul del 2011 la definisce così:
“l’espressione “violenza domestica” designa tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima”

Quando un bambino assiste a scene di violenza domestica sia psicologica sia fisica, subisce dei traumi profondi che influiscono sulla sua vita in modo pesante.

Sentire le urla della mamma picchiata, il rumore dei piatti che si rompono, minacce, insulti e vivere in un clima di terrore, provoca danni a volte irreparabili nella vita dei bambini. Danni che possono essere a breve termine o a lungo termine.

Quei bambini potranno avere conseguenze comportamentali gravi come aggressività, irrequietezza, disinteresse, scarso impegno a scuola. Oppure conseguenze fisiche: ritardi nello sviluppo, disturbi del sonno e dell’alimentazione. O ancora conseguenze a livello sociale come gravi difficoltà a stabilire relazioni per paura, uso di droghe e alcool. Altre volte saranno più lenti dal punto di vista cognitivo e avranno scarsa capacità di concentrazione oppure avranno attacchi di ansia, senso di impotenza, bassa autostima.

Queste sono solo alcune delle conseguenze possibili, ed in estrema sintesi, su chi è stato testimone di violenza domestica, nella maggior parte dei casi sulla propria mamma.

Non sottovalutiamo il fenomeno, pensiamo al futuro dei nostri bambini, anche di quelli che hanno la sfortuna di trovarsi in situazioni così difficili.

Si chiama “Violenza assistita” quella forma di violenza che subiscono i minori quando sono testimoni di violenza domestica, quando letteralmente “assistono” a manifestazioni violente dentro casa loro.
E’ una forma poco conosciuta, sottovalutata, a volte addirittura ignorata. In realtà ha conseguenze devastanti per la crescita dei bambini: ha impatti sullo sviluppo fisico, su quello emotivo, sul comportamento, sulla socializzazione.
In Italia tra il 2009 e il 2014 oltre 400 mila minorenni hanno assistito a forme di violenza fisica o psicologica dentro l’ambiente domestico, nella maggior parte dei casi compiuta dal padre sulla madre.
Non possiamo far finta di niente e soprattutto non possiamo arrenderci credendo che non ci siano strumenti per combatterla perché “dentro casa”.
Aiutatemi in questa battaglia: facciamo sapere a più persone possibili che la VIOLENZA ASSISTITA esiste ed è un fenomeno diffuso. Che se vogliamo combatterla dobbiamo parlarne.
CONDIVIDETE questo articolo con tutti quelli che conoscete, facciamo conoscere questo fenomeno subdolo e odioso a chi non “ci ha mai pensato”. A tutti quelli che riusciamo.
Sarà un primo passo in avanti. Aiutatemi.
Grazie